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Pubblicato il 17/07/2017
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Le meraviglie di Ercolano
Redatto da Pizzeria Vesuvio, il 31/08/2015


"Le meraviglie di Ercolano"

Ercolano è una delle città distrutte dall'eruzione del 79 d.C. All'entrata degli scavi archeologici si può valutare lo spessore dei prodotti dell'eruzione confrontando il livello della strada attuale con quello dell'antica città.

Prima dell'eruzione, Ercolano sorgeva su un piccolo promontorio e il mare lambiva i piedi della roccia formando una spiaggia, visibile negli scavi davanti alle terme suburbane. Attualmente, la linea di costa dista circa 250 metri e si trova 4 metri più in alto rispetto all'antico livello di spiaggia.

La variazione della linea di costa è testimonianza di eventi geologici diversi. Da un lato la zona è soggetta a un lento abbassamento (subsidenza) che sposta la costa verso l'interno e, dall'altro, l'accumulo dei prodotti emessi durante le eruzioni del Vesuvio formano nuova terra a scapito del mare.

A Ercolano, i prodotti dell'eruzione, la cui successione è visibile sulla parete di fronte agli scavi, sono stati studiati in dettaglio nel 1985 da H. Sigurdsson e da altri vulcanologi. Qui manca lo spesso strato di pomici da caduta che caratterizza la prima fase dell'eruzione (e che si ritrova sia a Pompei che a Oplonti) e i prodotti consistono in depositi da surge, alternati a depositi di flussi piroclastici.

All'interno di molte abitazioni di Ercolano si notano tracce di incendi provocati dall'alta temperatura delle correnti piroclastiche. Nelle terme suburbane sono ancora drammaticamente visibili gli effetti devastanti dei flussi piroclastici che entrano nelle stanze attraverso porte e finestre.

Il primo strato, visibile sopra l'antica spiaggia nella zona Nord-Ovest degli scavi, è un deposito da surge, costituito da 20-40 cm di cenere. La maggior parte degli scheletri ritrovati nel porticato prospiciente il mare, giacciono all'interno di questo strato.

Sopra, vi è il deposito di un flusso piroclastico che contiene numerosi frammenti di legno carbonizzati e di vari materiali da costruzione. Il suo spessore è inferiore al metro e mezzo e si assottiglia verso il centro della parete.

Il terzo strato è ancora un deposito da surge, grigio scuro, con spessore inferiore al metro e mezzo, caratterizzato dall'alto contenuto di materiale edilizio, mattoni, tegole, stucchi e pezzi di colonne. Segue un deposito da flusso piroclastico di circa 5 metri, consolidato e ricco in pomici, sopra il quale si trova un deposito da surge di circa 10 cm.

Lo strato seguente rappresenta il deposito di un terzo flusso piroclastico, alto circa 10 metri, con numerosi litici. Il resto della successione è costituito da un deposito da surge con spessore variabile da 15 a 60 cm e da quello di un quarto flusso piroclastico dello spessore di due-tre metri, cui segue un livello da surge di circa due metri.

L'interpretazione di questi depositi non è univoca e alcuni autori ritengono che dopo il terzo flusso piroclastico si sarebbero succedute vere e proprie valanghe di fango, definite in vulcanologia con il termine lahar.

I vari strati del deposito di Ercolano sono stati correlati con altri simili in differenti località intorno al Vesuvio. In base a queste correlazioni, la distruzione di Ercolano deve essere avvenuta quando l'eruzione era già in corso da tempo, dopo la fase delle pomici da caduta.

Un importate contributo alla ricostruzione dell'eruzione del 79 è dato dalle lettere che Plinio il Giovane scrisse per descrivere la morte dello zio, Plinio il Vecchio, avvenuta a causa dell'eruzione. La nave con cui Plinio il Vecchio era partito da Miseno per portare soccorso agli amici in pericolo, non poté attraccare a Ercolano a causa della "rovina della montagna" e fu costretta a dirigersi verso Stabia, dove Plinio trovò la morte non potendo ripartire a causa di un forte vento da Nord-Ovest